Si narra che Dedalo, insieme al figlio Icaro, fu imprigionato dal re Minosse nel labirinto che lo stesso Dedalo aveva ideato per nascondere il Minotauro, perché accusato di aver aiutato Teseo a fuggire. Per uscire dal labirinto questi costruì per sé e per il figlio delle ali con penne cadute dal cielo e cera d’api.

Durante il volo, Icaro, contravvenendo alle raccomandazioni del padre, si avvicinò troppo al sole e le sue ali si sciolsero. Il giovane precipitò in mare e morì annegato.

Una metafora fortissima e senza tempo, il simbolo di colui che vuole sfidare i limiti della propria natura, ma anche di chi viene punito per la sua tracotanza. Ma da dove nasce questa voglia di trasgressione di Icaro?

Icaro era un bambino cresciuto da un padre sempre preso dalle sue invenzioni, dai suoi grandi progetti, che poco si curava del figlio e lui... lui era il figlio dell’inventore.

Vogliamo dunque proporvi una rilettura di questo mito che va oltre l’apparenza e scende nell’animo di un ragazzo sognatore, in cerca di libertà, di rivalsa. Quanti ragazzi ancora oggi si ribellano alle regole della società, rifugiandosi in un sogno che li porterà alla rovina? Ecco allora che Il mito di Dedalo e Icaro permette di riflettere in modo mediato sul senso della regola e della trasgressione.

Le mura del labirinto sono la metafora della regola imposta e della costrizione delle convenzioni che la società impone; il volo rappresenta la trasgressione come espressione del pensiero critico e divergente che si manifesta in Icaro come bisogno di libertà, desiderio di conoscenza e affermazione di sé.

“Icaro aveva paura della vita le violenze e le sconfitte che aveva subito gli avevano tolto ogni speranza. Davanti a questa paura della vita Icaro ha preferito volare, volare e morire dentro i sogni.”.Dario Fo